Nel mezzo del cammin di nostra vita è il primo verso della Divina Commedia di Dante Alighieri; costituisce l’incipit del primo canto dell’Inferno e, per estensione, dell’intero poema.
Il riferimento più citato come ispirazione a queste parole è il Convivio (IV 23, 6-10): «lo punto sommo di questo arco [della vita terrena] ne li più io credo [sia] tra il trentesimo e il quarantesimo anno, e io credo che ne li perfettamente naturati esso ne sia nel trentacinquesimo anno». Una concezione, questa, che si fonda biblicamente su un Salmo XC, 10[1]: «I giorni dei nostri anni arrivano a settant’anni e per i più forti a ottanta», e su Isaia XXXVIII, 10[2] per ciò che concerne l’esito di questa maturazione: «Ego dixi in dimidio dierum meorum: vadam ad portas inferi».[3]
Va notato che, unico tra i più antichi commentatori del Poema dantesco, Guido da Pisa interpreta il “mezzo del cammin di nostra vita” come riferimento al sonno (dormiamo circa metà della vita), con ciò sottolineando l’aspetto onirico, quasi di positiva trance, dell’ispirazione dantesca.
Dante si immagina dunque per una selva oscura (v. 2), in un momento di confusione interiore (la diritta via era smarrita, v. 3), proprio nella fase mediana della sua vita, in cui ha inizio la descrizione della sua visione mistica della Commedia; il nostra è indice dell’esemplarità di tale esperienza.
